Eravamo angeli

Ieri eravamo eroi… angeli ….superuomini e superdonne che hanno dedicato ore e giorni della loro vita per curare e prendersi cura di altri uomini e altre donne più sfortunati di loro.
Abbiamo lottato con le unghie e con i denti, ma soprattutto con il cuore per afferrare le braccia di chi stava cadendo nel baratro.
Regione Lombardia è stata più colpita di altre, le province di Bergamo e Brescia con i loro morti e la loro dignità nella sofferenza ci hanno trovati senza più lacrime.
Turni massacranti, posti letto creati dal nulla, pazienti ventilati a mano nei reparti medici con mezzi di fortuna , ambu, va e vieni e l’acqua di Lourdes.
Così siamo arrivati al 1° Agosto 2020 e oggi non siamo più nulla o meglio, siamo gli stessi di prima, medici ed infermieri di Terapia Intensiva che continuano a curare e prendersi cura.
Svuotati di energia, cerchiamo di ritrovarla a poco a poco e speriamo nel futuro, ma… Leggi tutto “Eravamo angeli”

Riguardarsi negli occhi

Area arrivi dell’aeroporto.
Varco la soglia di uscita, e li vi vedo: belli, sorridenti, rumorosi!
Mi sento di nuovo libera e al sicuro.
Per un attimo lascio andare i non si può, le preoccupazioni, le raccomandazioni da lontano, il pranzo di Pasquetta in videochiamata, la solitudine, il dolore alle gambe dopo 8 ore in piedi, il freddo glaciale non appena tolta la tuta di tyvek, il segno della mascherina sulla faccia, la paura di non vedervi più, la solitudine, i se, i ma, i forse, i quando si potrà.
Vi corro incontro, gli occhi si appannano e per pochi secondi sono felice e incosciente.
Poi ricordo: non posso abbracciarvi… ma adesso posso guardarvi negli occhi.

Quegli sguardi…

Ho lavorato in ICU-COVID per quasi tre mesi. La cosa che più mi ha segnato è stata la perdita di identità che non ha risparmiato nessuno. Noi infermieri, medici, oss e fisioterapisti siamo stati tutti oggetto di omologazione, tutti abbiamo perso il nostro essere unici in quanto tali. Le bardature avevano la terribile capacità di azzerare i tuoi tratti distintivi. Molti di noi avranno vissuto il dramma di non riconoscere gli altri e di non essere riconosciuti… il virus aveva rapito anche la nostra unicità. Quel taglio di capelli, quelle movenze, quei sorrisi… tutto barbaramente abortito. Nessuno dei tratti distintivi che hai sempre riconosciuto negli altri era più disponibile, tranne uno: il taglio degli occhi. E allora gli occhi diventano improvvisamente il nostro biglietto da visita, il nostro mezzo di identificazione, la nostra interfaccia con il mondo relazionale. Quanto è stato bello capire gli occhi, sviluppare la capacità di riconoscimento ed intesa attraverso il solo sguardo. Porterò per sempre con me gli sguardi di quei colleghi, così straordinariamente ricchi di emozioni. Riscoprire la potenza degli occhi in quegli sguardi è stata un’ esperienza salvifica.

Col Moschin

Quando ci mandano ad assemblare l’ennesima Terapia Intensiva dedicata ai pazienti COVID, ci soprannominano “Col Moschin”. A qualcuno piace, dà la carica; io invece storco il naso: sono una rompiscatole e le metafore belliche non mi sono mai piaciute.
Siamo una manciata di anestesisti un po’ incoscienti e un schiera di infermieri dalle provenienze più disparate: ci presentiamo con una gomitata nel sotterraneo, davanti alla porta delle sale operatorie. Neppure il tempo di chiedersi “Da dove vieni?” che già ci sono ventilatori da posizionare, percorsi da inventare, liste di farmaci da procurare. Una striscia di nastro adesivo delimita le aree contaminate, uno scatolone di cartone fa da archivio, l’emogasanalizzatore dove lo appoggiamo? Mettiamo qui acqua e caramelle, prima che collassi qualcuno… accidenti se è lontano il bagno, bisogna ricordarselo! Leggi tutto “Col Moschin”

La mia parte di storia

“Ragazzi, da lunedì diventate Covid”. Così sentenziò il nostro primario, che negli ultimi giorni ci aveva fatto girare la testa per il turbinio di cambiamenti che ci aveva dettato. Ecco, dopo la rianimazione generale, ora toccava anche a noi. La notizia fu recepita con non poco sgomento dal personale. Ma ormai pareva una scelta inevitabile vista la marea montante di pazienti che non accennava a diminuire. Il nostro responsabile, apparentemente impassibile, mandò subito a comprare del nastro adesivo per tracciare i confini tra zona sporca e zona pulita.
“E come si trattano i pz covid?” Tutti ne parlavano ma nessuno aveva ancora chiaro cosa realmente si dovesse fare. Leggi tutto “La mia parte di storia”

Domani dopo 3 mesi vado in ferie, non credevo fosse possibile

Domani vado in ferie dopo 3 mesi, giorno più giorno meno, da quel 21 febbraio in cui iniziò lo tsunami. Durante quei giorni non credevo che fosse possibile, 3 mesi fa non credevo ce l’avremmo fatta. Fino al 21 febbraio sinceramente la mia scuola di pensiero era la mia solita tranquilla e senza isterismi, tanto è come l’influenza, non avevo colto la portata devastante che avrebbe avuto nelle nostre vite la Sars- COV2. Leggi tutto “Domani dopo 3 mesi vado in ferie, non credevo fosse possibile”

Vivo come se fossi lì con loro

Sono medico, anestesista rianimatore, ora dalla parte di chi deve stare a casa per limiti di età e condizioni famigliari. Guardo allo sforzo dei colleghi con rimpianto per non essere anch’io con loro; li osservo con compiacimento gratitudine orgoglio per quello che sanno fare, ma anche con un senso di colpevolezza per non essere in prima linea. Devo limitarmi ad un supporto a distanza fatto da varie manifestazioni di solidarietà (donazioni, chat, preghiera…) per loro che sono là: medici, infermieri, addetti alle pulizie ed alle pratiche amministrative, operatori dell’emergenza di tutti i settori. Leggi tutto “Vivo come se fossi lì con loro”

Un sorriso in più

Arrivi al lavoro e dopo il caffè e le chiacchere di rito, ti vesti così.
Non lavori alla NASA e nemmeno a Chernobyl, ma la sensazione è quella.
Superi con i piedi la riga rossa disegnata a terra.
“Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”, dici tra te e te.

Tutona Bianca, doppio paio di guanti, sovrascarpe , occhiali e mascherina. Caldo e sudore.
Come in fondo al mare con una maschera da sub, senti il tuo respiro. Ti da un ritmo. Sei quasi solo tra gli altri. Leggi tutto “Un sorriso in più”

(R)esistiamo

COVID19
Il fatto è questo – inesplicabile
e inoppugnabile: esistiamo.
Più ancora, ribelli al memento
mori quotidiano: resistiamo.
Lo facciamo con un’ostinazione
che commuove il vostro scricchiolante
cuore – impercettibilmente vivi,
indecisi se più necessari
gli uni agli altri, o velenosi,
conserviamo intatta la memoria
d’ogni gesto di misericordia
gratuita, riluttante gloria.
(1.05.2020)