Eravamo angeli

Ieri eravamo eroi… angeli ….superuomini e superdonne che hanno dedicato ore e giorni della loro vita per curare e prendersi cura di altri uomini e altre donne più sfortunati di loro.
Abbiamo lottato con le unghie e con i denti, ma soprattutto con il cuore per afferrare le braccia di chi stava cadendo nel baratro.
Regione Lombardia è stata più colpita di altre, le province di Bergamo e Brescia con i loro morti e la loro dignità nella sofferenza ci hanno trovati senza più lacrime.
Turni massacranti, posti letto creati dal nulla, pazienti ventilati a mano nei reparti medici con mezzi di fortuna , ambu, va e vieni e l’acqua di Lourdes.
Così siamo arrivati al 1° Agosto 2020 e oggi non siamo più nulla o meglio, siamo gli stessi di prima, medici ed infermieri di Terapia Intensiva che continuano a curare e prendersi cura.
Svuotati di energia, cerchiamo di ritrovarla a poco a poco e speriamo nel futuro, ma… Leggi tutto “Eravamo angeli”

Non illudiamoci

I mesi in cui abbiamo vissuto e lavorato col Covid come nemico invisibile ma dalle conseguenze estremamente evidenti e concrete, sono stati un periodo che sembrava interminabile, una situazione nuova e mai vissuta, a tratti surreale, senza intravedere una fine.
Ho lavorato con la paura per me e i miei famigliari di ammalarsi e di perdere persone care.
Ho visto situazioni agghiaccianti: persone sole in ospedale davanti al loro destino sconosciuto e famigliari a casa che erano impotenti di fronte a questa situazione con scenari quasi di guerra!
Lavorare così è stato, oltre che stancante fisicamente, psicologicamente devastante.
Amici e colleghi che si ammalavano e dovevano stare a casa.
Eppure abbiamo affrontato tutto questo come siamo stati capaci…
Adesso mi sembra di poter respirare un pò più libera… ma non illudiamoci e speriamo che, se dovesse ripresentarsi una situazione simile, di essere almeno più preparati.

SALVARE , CERCARE, RICONOSCERE CHI e CHE COSA in mezzo a questo inferno NON è INFERNO

La coordinatrice per il Supporto Psicologico per la provincia di Pesaro-URBINO del Gruppo GORES (Regione Marche-Asur) a nome degli psicologi istituzionali e volontari che hanno prestato il loro servizio in rete attraverso il numero verde regionale per supportare psicologicamente la popolazione di questa provincia, restituisce così il lavoro svolto nei mesi di marzo e aprile:

Con queste mie parole volevo ringraziare tutte le famiglie della provincia di Pesaro-Urbino che ci hanno fatto entrare con la nostra voce nelle loro case accogliendoci con il calore e le forze rimaste

GRAZIE

perché ci avete fatto entrare nelle vostre case, preparandoci un POSTO, anche quando il pranzo era stato interrotto e non eravate pronti per l’ospite senza esserci potuti vestire, con tutto a soqquadro fuori e dentro noi, con la voce rotta in gola dalla tosse, nonostante la febbre e la spossatezza che non vi faceva stare in piedi e il non poter più assaporare ed odorare, nonostante l’angoscia di sentirsi morire con il pianto soffocato. Leggi tutto “SALVARE , CERCARE, RICONOSCERE CHI e CHE COSA in mezzo a questo inferno NON è INFERNO”

Ricordare, rielaborare, ringraziare…

Sono stati solo due mesi, ma per quanto intensi sono sembrati una vita, sono passati in fretta, ma quando eravamo lì sembravano non passare mai e spaventati ci chiedevamo (dentro ognuno di noi perchè dirlo a voce alta avrebbe fatto troppa paura) se quella sarebbe diventata la nostra nuova normalità.
Vorremmo raccontarvi la fatica, le corse matte per allestire nuovi letti e trovare materiale, l’ansia di affrontare qualcosa che non conoscevamo e per il quale non sapevamo se c’era una speranza, le centinaia di mascherine indossate che ti soffocano, ti spaccano il naso, ti solcano il viso, le mani secche screpolate dai saponi e dal lavarle venti vote al giorno, i turni interminabili, la sete, il non poter bere e come era bello buttare giù una bottiglia tutta d’un fiato una volta usciti, il sentirsi chiusi in una bolla surreale isolati dal resto dell’ospedale ma anche dal mondo intero come se si fossero creati degli universi paralleli dove il tempo scandito non bastava mai. Leggi tutto “Ricordare, rielaborare, ringraziare…”

Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza

Quando penso al periodo appena trascorso mi viene in mente la frase di William Shakespeare che dice: ‘Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza’.

Il dolore, la paura, il senso di fragilità hanno pervaso le nostre menti in questi mesi. Un microscopico essere non visibile a occhio nudo ha stravolto le nostre vite.

Da questa pandemia ci siamo risvegliati tutti più fragili e indifesi.

Mi chiamo Michela Marca e sono la Coordinatrice Infermieristica della Rianimazione Centrale dell’Azienda Ospedaliera di Padova.

Ho iniziato la mia avventura col Coranavirus il 21 febbraio. Quel giorno ero a casa ad assistere mia mamma e sono stata chiamata. Avevo fatto un breve tragitto in scooter dalla casa di mia madre alla mia e nel giro di 15 minuti, tanto era il tempo trascorso, avevo ricevuto una decina di telefonate in tutti e due i telefoni: aziendale e privato. Leggi tutto “Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza”

Dati mancanti

I nostri pazienti li abbiamo conosciuti soprattutto attraverso i loro referti: diari clinici, verbali di PS, esiti degli esami… Come specializzande in Anestesia e Rianimazione all’inizio del percorso di formazione, il nostro compito in questa emergenza è stato soprattutto quello di raccogliere i dati dei pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva.

Un frammento alla volta abbiamo cercato di ricostruire le tappe della loro battaglia contro il virus. Un lavoro lungo, perché lunga e indescrivibilmente faticosa la battaglia che questi pazienti hanno dovuto combattere. Il nostro modo di essere al loro fianco è stato quello di essere il più scrupolose possibile nel raccogliere tutti i dati che la scheda del progetto di ricerca richiedeva. Non volevamo farci sfuggire niente: da questi dati poteva arrivare un contributo per l’identificazione di una cura. Era necessario fare in fretta. Corri, domanda, telefona, controlla… scartabella in tutte le vecchie visite, confidando che un infettivologo o un cardiologo (sono precisi loro) avesse specificato nel referto proprio quel dato. Leggi tutto “Dati mancanti”

Col Moschin

Quando ci mandano ad assemblare l’ennesima Terapia Intensiva dedicata ai pazienti COVID, ci soprannominano “Col Moschin”. A qualcuno piace, dà la carica; io invece storco il naso: sono una rompiscatole e le metafore belliche non mi sono mai piaciute.
Siamo una manciata di anestesisti un po’ incoscienti e un schiera di infermieri dalle provenienze più disparate: ci presentiamo con una gomitata nel sotterraneo, davanti alla porta delle sale operatorie. Neppure il tempo di chiedersi “Da dove vieni?” che già ci sono ventilatori da posizionare, percorsi da inventare, liste di farmaci da procurare. Una striscia di nastro adesivo delimita le aree contaminate, uno scatolone di cartone fa da archivio, l’emogasanalizzatore dove lo appoggiamo? Mettiamo qui acqua e caramelle, prima che collassi qualcuno… accidenti se è lontano il bagno, bisogna ricordarselo! Leggi tutto “Col Moschin”

La mia parte di storia

“Ragazzi, da lunedì diventate Covid”. Così sentenziò il nostro primario, che negli ultimi giorni ci aveva fatto girare la testa per il turbinio di cambiamenti che ci aveva dettato. Ecco, dopo la rianimazione generale, ora toccava anche a noi. La notizia fu recepita con non poco sgomento dal personale. Ma ormai pareva una scelta inevitabile vista la marea montante di pazienti che non accennava a diminuire. Il nostro responsabile, apparentemente impassibile, mandò subito a comprare del nastro adesivo per tracciare i confini tra zona sporca e zona pulita.
“E come si trattano i pz covid?” Tutti ne parlavano ma nessuno aveva ancora chiaro cosa realmente si dovesse fare. Leggi tutto “La mia parte di storia”

Un’estrema fragilità emotiva

E’ alquanto arduo descrivere in poche parole le emozioni provate durante la Tempesta Pandemica che ha travolto e destabilizzato profondamente il sistema sanitario nei trascorsi 3 mesi. Non credo sarà mai possibile estrinsecare la profonda costernazione provocata dalla complessa gestione dei pazienti, in preda al terribile Nemico invisibile. Indelebile è il ricordo di volti, sguardi attoniti in attesa di un minimo gesto di affetto, ostacolato dalla necessaria bardatura. Leggi tutto “Un’estrema fragilità emotiva”

Domani dopo 3 mesi vado in ferie, non credevo fosse possibile

Domani vado in ferie dopo 3 mesi, giorno più giorno meno, da quel 21 febbraio in cui iniziò lo tsunami. Durante quei giorni non credevo che fosse possibile, 3 mesi fa non credevo ce l’avremmo fatta. Fino al 21 febbraio sinceramente la mia scuola di pensiero era la mia solita tranquilla e senza isterismi, tanto è come l’influenza, non avevo colto la portata devastante che avrebbe avuto nelle nostre vite la Sars- COV2. Leggi tutto “Domani dopo 3 mesi vado in ferie, non credevo fosse possibile”