Mi hanno dato dell’angelo, mi hanno dato del diavolo…

Io non volevo scrivere ciò che state per leggere; ci ho pensato per qualche giorno, ho provato a resistere ma non ce l’ho fatta quindi l’ho scritto ma con fastidio e disagio, come quando hai il cagotto e sei in discoteca. Avete presente le discoteche? Quelle dove si va a ballare? Ah no?! Ah non si può? …
Tornando a ciò che stavo dicendo, alla fine ho partorito quanto segue: mettetevi comodi che a sto giro”la tocco piano”.
Come il pessimo sequel di un brutto film la famigerata seconda ondata è arrivata. Ce la siamo voluta, l’abbiamo cercata, si è fatto di tutto per averla ed alla fine l’abbiamo ottenuta! Complimenti vivissimi. Certo, sarebbe arrivata comunque ma l’estate del”non ce ne sono coviddi”ci ha presentato il conto facendola iniziare un po’ prima e tutta di colpo (di nuovo), con tutto l’autunno e l’inverno davanti! Applausi a noi! Leggi tutto “Mi hanno dato dell’angelo, mi hanno dato del diavolo…”

Gli eroi muoiono

Gli eroi muoiono

Partire dalla mia Sicilia per stare accanto ai colleghi della Lombardia è stata una delle esperienze più forti e destabilizzanti della mia storia professionale e privata. Nella mia regione non abbiamo vissuto la quantità di casi ma abbiamo vissuto la realtà della malattia e della solitudine .
Vivo in una terapia intensiva da 26 anni e mai mi ero ritrovata a guardare in faccia il mio limite umano e professionale,gli occhi dei pazienti che ,quando si svegliavano,avevano paura sconforto . Loro non sapevano chi io fossi non avevano idea del mio viso delle mie mani del mio calore
Ma guardavano i miei occhi e capivano che ero li per loro
ma non per me, lo so è brutto dirlo, avrei voluto essere altrove a dar sfogo alla mia paura al mio sconforto, ma non potevo.
Avrei davvero votuto far capire a tutti il motivo delle mie lacrime senza motivo, avrei voluto far capire al mondo che stava a casa a fare le pizze che io li combattevo col mostro invisibile e che faceva paura esattamente come tutto ciò che è sconosciuto e mortale. Oggi a settembre nessuno si chiede più come stanno “gli eroi” se la notte dormono se mangiano se sbottano al primo fastidio se stanno relegati a casa se hanno fatto le vacanze”a Malta in Sardegna in Grecia”
Nessuno se lo chiede ma lo dico io
NO sono fermi ai mesi di febbraio e marzo a cercare di mettere insieme i pezzi di quel vaso rotto.
Noi ci siamo c’eravamo e ci saremo, ma vorrei non avere riconoscimenti ma essere riconosciuti!!!!
Che la politca viva di smemoratezza ne ero convinta e non so nemmeno se valga la pena urlare ai sordi!!! Ma di una cosa sono certa rimettero’ insieme i cocci e continuerò ad andare in quel posto chiamato Limbo ad essere più forte.

Eravamo angeli

Ieri eravamo eroi… angeli ….superuomini e superdonne che hanno dedicato ore e giorni della loro vita per curare e prendersi cura di altri uomini e altre donne più sfortunati di loro.
Abbiamo lottato con le unghie e con i denti, ma soprattutto con il cuore per afferrare le braccia di chi stava cadendo nel baratro.
Regione Lombardia è stata più colpita di altre, le province di Bergamo e Brescia con i loro morti e la loro dignità nella sofferenza ci hanno trovati senza più lacrime.
Turni massacranti, posti letto creati dal nulla, pazienti ventilati a mano nei reparti medici con mezzi di fortuna , ambu, va e vieni e l’acqua di Lourdes.
Così siamo arrivati al 1° Agosto 2020 e oggi non siamo più nulla o meglio, siamo gli stessi di prima, medici ed infermieri di Terapia Intensiva che continuano a curare e prendersi cura.
Svuotati di energia, cerchiamo di ritrovarla a poco a poco e speriamo nel futuro, ma… Leggi tutto “Eravamo angeli”

Non illudiamoci

I mesi in cui abbiamo vissuto e lavorato col Covid come nemico invisibile ma dalle conseguenze estremamente evidenti e concrete, sono stati un periodo che sembrava interminabile, una situazione nuova e mai vissuta, a tratti surreale, senza intravedere una fine.
Ho lavorato con la paura per me e i miei famigliari di ammalarsi e di perdere persone care.
Ho visto situazioni agghiaccianti: persone sole in ospedale davanti al loro destino sconosciuto e famigliari a casa che erano impotenti di fronte a questa situazione con scenari quasi di guerra!
Lavorare così è stato, oltre che stancante fisicamente, psicologicamente devastante.
Amici e colleghi che si ammalavano e dovevano stare a casa.
Eppure abbiamo affrontato tutto questo come siamo stati capaci…
Adesso mi sembra di poter respirare un pò più libera… ma non illudiamoci e speriamo che, se dovesse ripresentarsi una situazione simile, di essere almeno più preparati.

SALVARE , CERCARE, RICONOSCERE CHI e CHE COSA in mezzo a questo inferno NON è INFERNO

La coordinatrice per il Supporto Psicologico per la provincia di Pesaro-URBINO del Gruppo GORES (Regione Marche-Asur) a nome degli psicologi istituzionali e volontari che hanno prestato il loro servizio in rete attraverso il numero verde regionale per supportare psicologicamente la popolazione di questa provincia, restituisce così il lavoro svolto nei mesi di marzo e aprile:

Con queste mie parole volevo ringraziare tutte le famiglie della provincia di Pesaro-Urbino che ci hanno fatto entrare con la nostra voce nelle loro case accogliendoci con il calore e le forze rimaste

GRAZIE

perché ci avete fatto entrare nelle vostre case, preparandoci un POSTO, anche quando il pranzo era stato interrotto e non eravate pronti per l’ospite senza esserci potuti vestire, con tutto a soqquadro fuori e dentro noi, con la voce rotta in gola dalla tosse, nonostante la febbre e la spossatezza che non vi faceva stare in piedi e il non poter più assaporare ed odorare, nonostante l’angoscia di sentirsi morire con il pianto soffocato. Leggi tutto “SALVARE , CERCARE, RICONOSCERE CHI e CHE COSA in mezzo a questo inferno NON è INFERNO”

Ricordare, rielaborare, ringraziare…

Sono stati solo due mesi, ma per quanto intensi sono sembrati una vita, sono passati in fretta, ma quando eravamo lì sembravano non passare mai e spaventati ci chiedevamo (dentro ognuno di noi perchè dirlo a voce alta avrebbe fatto troppa paura) se quella sarebbe diventata la nostra nuova normalità.
Vorremmo raccontarvi la fatica, le corse matte per allestire nuovi letti e trovare materiale, l’ansia di affrontare qualcosa che non conoscevamo e per il quale non sapevamo se c’era una speranza, le centinaia di mascherine indossate che ti soffocano, ti spaccano il naso, ti solcano il viso, le mani secche screpolate dai saponi e dal lavarle venti vote al giorno, i turni interminabili, la sete, il non poter bere e come era bello buttare giù una bottiglia tutta d’un fiato una volta usciti, il sentirsi chiusi in una bolla surreale isolati dal resto dell’ospedale ma anche dal mondo intero come se si fossero creati degli universi paralleli dove il tempo scandito non bastava mai. Leggi tutto “Ricordare, rielaborare, ringraziare…”

Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza

Quando penso al periodo appena trascorso mi viene in mente la frase di William Shakespeare che dice: ‘Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza’.

Il dolore, la paura, il senso di fragilità hanno pervaso le nostre menti in questi mesi. Un microscopico essere non visibile a occhio nudo ha stravolto le nostre vite.

Da questa pandemia ci siamo risvegliati tutti più fragili e indifesi.

Mi chiamo Michela Marca e sono la Coordinatrice Infermieristica della Rianimazione Centrale dell’Azienda Ospedaliera di Padova.

Ho iniziato la mia avventura col Coranavirus il 21 febbraio. Quel giorno ero a casa ad assistere mia mamma e sono stata chiamata. Avevo fatto un breve tragitto in scooter dalla casa di mia madre alla mia e nel giro di 15 minuti, tanto era il tempo trascorso, avevo ricevuto una decina di telefonate in tutti e due i telefoni: aziendale e privato. Leggi tutto “Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza”

Dati mancanti

I nostri pazienti li abbiamo conosciuti soprattutto attraverso i loro referti: diari clinici, verbali di PS, esiti degli esami… Come specializzande in Anestesia e Rianimazione all’inizio del percorso di formazione, il nostro compito in questa emergenza è stato soprattutto quello di raccogliere i dati dei pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva.

Un frammento alla volta abbiamo cercato di ricostruire le tappe della loro battaglia contro il virus. Un lavoro lungo, perché lunga e indescrivibilmente faticosa la battaglia che questi pazienti hanno dovuto combattere. Il nostro modo di essere al loro fianco è stato quello di essere il più scrupolose possibile nel raccogliere tutti i dati che la scheda del progetto di ricerca richiedeva. Non volevamo farci sfuggire niente: da questi dati poteva arrivare un contributo per l’identificazione di una cura. Era necessario fare in fretta. Corri, domanda, telefona, controlla… scartabella in tutte le vecchie visite, confidando che un infettivologo o un cardiologo (sono precisi loro) avesse specificato nel referto proprio quel dato. Leggi tutto “Dati mancanti”

Col Moschin

Quando ci mandano ad assemblare l’ennesima Terapia Intensiva dedicata ai pazienti COVID, ci soprannominano “Col Moschin”. A qualcuno piace, dà la carica; io invece storco il naso: sono una rompiscatole e le metafore belliche non mi sono mai piaciute.
Siamo una manciata di anestesisti un po’ incoscienti e un schiera di infermieri dalle provenienze più disparate: ci presentiamo con una gomitata nel sotterraneo, davanti alla porta delle sale operatorie. Neppure il tempo di chiedersi “Da dove vieni?” che già ci sono ventilatori da posizionare, percorsi da inventare, liste di farmaci da procurare. Una striscia di nastro adesivo delimita le aree contaminate, uno scatolone di cartone fa da archivio, l’emogasanalizzatore dove lo appoggiamo? Mettiamo qui acqua e caramelle, prima che collassi qualcuno… accidenti se è lontano il bagno, bisogna ricordarselo! Leggi tutto “Col Moschin”

La mia parte di storia

“Ragazzi, da lunedì diventate Covid”. Così sentenziò il nostro primario, che negli ultimi giorni ci aveva fatto girare la testa per il turbinio di cambiamenti che ci aveva dettato. Ecco, dopo la rianimazione generale, ora toccava anche a noi. La notizia fu recepita con non poco sgomento dal personale. Ma ormai pareva una scelta inevitabile vista la marea montante di pazienti che non accennava a diminuire. Il nostro responsabile, apparentemente impassibile, mandò subito a comprare del nastro adesivo per tracciare i confini tra zona sporca e zona pulita.
“E come si trattano i pz covid?” Tutti ne parlavano ma nessuno aveva ancora chiaro cosa realmente si dovesse fare. Leggi tutto “La mia parte di storia”