Ricordare, rielaborare, ringraziare…

Sono stati solo due mesi, ma per quanto intensi sono sembrati una vita, sono passati in fretta, ma quando eravamo lì sembravano non passare mai e spaventati ci chiedevamo (dentro ognuno di noi perchè dirlo a voce alta avrebbe fatto troppa paura) se quella sarebbe diventata la nostra nuova normalità.
Vorremmo raccontarvi la fatica, le corse matte per allestire nuovi letti e trovare materiale, l’ansia di affrontare qualcosa che non conoscevamo e per il quale non sapevamo se c’era una speranza, le centinaia di mascherine indossate che ti soffocano, ti spaccano il naso, ti solcano il viso, le mani secche screpolate dai saponi e dal lavarle venti vote al giorno, i turni interminabili, la sete, il non poter bere e come era bello buttare giù una bottiglia tutta d’un fiato una volta usciti, il sentirsi chiusi in una bolla surreale isolati dal resto dell’ospedale ma anche dal mondo intero come se si fossero creati degli universi paralleli dove il tempo scandito non bastava mai. Leggi tutto “Ricordare, rielaborare, ringraziare…”

Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza

Quando penso al periodo appena trascorso mi viene in mente la frase di William Shakespeare che dice: ‘Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza’.

Il dolore, la paura, il senso di fragilità hanno pervaso le nostre menti in questi mesi. Un microscopico essere non visibile a occhio nudo ha stravolto le nostre vite.

Da questa pandemia ci siamo risvegliati tutti più fragili e indifesi.

Mi chiamo Michela Marca e sono la Coordinatrice Infermieristica della Rianimazione Centrale dell’Azienda Ospedaliera di Padova.

Ho iniziato la mia avventura col Coranavirus il 21 febbraio. Quel giorno ero a casa ad assistere mia mamma e sono stata chiamata. Avevo fatto un breve tragitto in scooter dalla casa di mia madre alla mia e nel giro di 15 minuti, tanto era il tempo trascorso, avevo ricevuto una decina di telefonate in tutti e due i telefoni: aziendale e privato. Leggi tutto “Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza”

Dati mancanti

I nostri pazienti li abbiamo conosciuti soprattutto attraverso i loro referti: diari clinici, verbali di PS, esiti degli esami… Come specializzande in Anestesia e Rianimazione all’inizio del percorso di formazione, il nostro compito in questa emergenza è stato soprattutto quello di raccogliere i dati dei pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva.

Un frammento alla volta abbiamo cercato di ricostruire le tappe della loro battaglia contro il virus. Un lavoro lungo, perché lunga e indescrivibilmente faticosa la battaglia che questi pazienti hanno dovuto combattere. Il nostro modo di essere al loro fianco è stato quello di essere il più scrupolose possibile nel raccogliere tutti i dati che la scheda del progetto di ricerca richiedeva. Non volevamo farci sfuggire niente: da questi dati poteva arrivare un contributo per l’identificazione di una cura. Era necessario fare in fretta. Corri, domanda, telefona, controlla… scartabella in tutte le vecchie visite, confidando che un infettivologo o un cardiologo (sono precisi loro) avesse specificato nel referto proprio quel dato. Leggi tutto “Dati mancanti”

Quegli sguardi…

Ho lavorato in ICU-COVID per quasi tre mesi. La cosa che più mi ha segnato è stata la perdita di identità che non ha risparmiato nessuno. Noi infermieri, medici, oss e fisioterapisti siamo stati tutti oggetto di omologazione, tutti abbiamo perso il nostro essere unici in quanto tali. Le bardature avevano la terribile capacità di azzerare i tuoi tratti distintivi. Molti di noi avranno vissuto il dramma di non riconoscere gli altri e di non essere riconosciuti… il virus aveva rapito anche la nostra unicità. Quel taglio di capelli, quelle movenze, quei sorrisi… tutto barbaramente abortito. Nessuno dei tratti distintivi che hai sempre riconosciuto negli altri era più disponibile, tranne uno: il taglio degli occhi. E allora gli occhi diventano improvvisamente il nostro biglietto da visita, il nostro mezzo di identificazione, la nostra interfaccia con il mondo relazionale. Quanto è stato bello capire gli occhi, sviluppare la capacità di riconoscimento ed intesa attraverso il solo sguardo. Porterò per sempre con me gli sguardi di quei colleghi, così straordinariamente ricchi di emozioni. Riscoprire la potenza degli occhi in quegli sguardi è stata un’ esperienza salvifica.

Col Moschin

Quando ci mandano ad assemblare l’ennesima Terapia Intensiva dedicata ai pazienti COVID, ci soprannominano “Col Moschin”. A qualcuno piace, dà la carica; io invece storco il naso: sono una rompiscatole e le metafore belliche non mi sono mai piaciute.
Siamo una manciata di anestesisti un po’ incoscienti e un schiera di infermieri dalle provenienze più disparate: ci presentiamo con una gomitata nel sotterraneo, davanti alla porta delle sale operatorie. Neppure il tempo di chiedersi “Da dove vieni?” che già ci sono ventilatori da posizionare, percorsi da inventare, liste di farmaci da procurare. Una striscia di nastro adesivo delimita le aree contaminate, uno scatolone di cartone fa da archivio, l’emogasanalizzatore dove lo appoggiamo? Mettiamo qui acqua e caramelle, prima che collassi qualcuno… accidenti se è lontano il bagno, bisogna ricordarselo! Leggi tutto “Col Moschin”

Un’estrema fragilità emotiva

E’ alquanto arduo descrivere in poche parole le emozioni provate durante la Tempesta Pandemica che ha travolto e destabilizzato profondamente il sistema sanitario nei trascorsi 3 mesi. Non credo sarà mai possibile estrinsecare la profonda costernazione provocata dalla complessa gestione dei pazienti, in preda al terribile Nemico invisibile. Indelebile è il ricordo di volti, sguardi attoniti in attesa di un minimo gesto di affetto, ostacolato dalla necessaria bardatura. Leggi tutto “Un’estrema fragilità emotiva”

Ora che sta finendo

Ho 62 anni e da 40 circa frequento a vario titolo gli ospedali, ma un momento così non lo avevo mai nemmeno immaginato.
Da buon padre di famiglia ho reputato giusto andare ad intubare i primi due sospetti COVID arrivati nel mio ospedale, sia per dare l’esempio ai giovani, sia per capire quali potessero essere i problemi.
Mi sono quindi bardato secondo quelle che erano le indicazioni degli “esperti” (ma poi da dove nasceva questa esperienza???): Mascherina FP3, occhiali coprenti, tuta per protezione biologica, doppi calzari, visiera, tripli guanti….. e sono entrato nell’area sospetti COVID. Primo problema : ad assistere i sospetti COVID i geni della MECAU avevano delegato la collega più giovane e dolce e un infermiere entrato in organico 10 giorni prima. Quando hanno riconosciuto sotto la “corazza” il Primario della Rianimazione sono andati ancora più nel panico : Professore, ma che ci fa qui???. Cosa volete che faccia, ragazzi?? diamo uno sguardo al paziente….. Leggi tutto “Ora che sta finendo”

Domani dopo 3 mesi vado in ferie, non credevo fosse possibile

Domani vado in ferie dopo 3 mesi, giorno più giorno meno, da quel 21 febbraio in cui iniziò lo tsunami. Durante quei giorni non credevo che fosse possibile, 3 mesi fa non credevo ce l’avremmo fatta. Fino al 21 febbraio sinceramente la mia scuola di pensiero era la mia solita tranquilla e senza isterismi, tanto è come l’influenza, non avevo colto la portata devastante che avrebbe avuto nelle nostre vite la Sars- COV2. Leggi tutto “Domani dopo 3 mesi vado in ferie, non credevo fosse possibile”

Che brutta bestia stavamo combattendo

Il primo paziente covid presso il nostro pronto soccorso aveva una polmonite mai vista. Aveva un emogas davvero pessimo. Aveva tutte le caratteristiche del Covid, per lo meno quelle note a quel momento. Ho pensato: “eccolo, è arrivato, inizia la guerra, la battaglia contro chi non si conosce”. Timore, senso di impotenza, la sensazione del dubbio di cosa poteva iniziare. Mi ero documentato per quanto fosse possibile vista la mancanza di dati da noi, ma doverti scontrare con un qualcosa che fino ad ora avevi solo sentito alla TV e distante dal nostro paese, ti lasciava comunque con quel timore di non essere all’altezza. Lo tratti come un’insufficienza respiratoria acuta come le altre? Lo “Aggredisci” subito? NIV o IOT? Cortisone o non cortisone? Serve l’Eco o meglio subito la TC? Leggi tutto “Che brutta bestia stavamo combattendo”

Mi guardò così intensamente che mi sembrava fosse arrivato all’anima

In tutto lo sconvolgimento che ha potuto creare questa pandemia, non dimenticherò mai le lacrime a telefono dei tanti parenti che perdevano un loro caro che non eravamo riusciti a tirare fuori da questa bestia chiamata COVID 19. Ricordo ogni singola voce, ogni parola. Ricordo il nodo in gola che mi saliva quando pronunciavo quella maledetta frase: ” Mi dispiace tanto signor* ma suo marito/figlio/nonno/fratello/sorella/moglie non ce l’ ha fatta! É mort*…”. Leggi tutto “Mi guardò così intensamente che mi sembrava fosse arrivato all’anima”