Ricordare, rielaborare, ringraziare…

Sono stati solo due mesi, ma per quanto intensi sono sembrati una vita, sono passati in fretta, ma quando eravamo lì sembravano non passare mai e spaventati ci chiedevamo (dentro ognuno di noi perchè dirlo a voce alta avrebbe fatto troppa paura) se quella sarebbe diventata la nostra nuova normalità.
Vorremmo raccontarvi la fatica, le corse matte per allestire nuovi letti e trovare materiale, l’ansia di affrontare qualcosa che non conoscevamo e per il quale non sapevamo se c’era una speranza, le centinaia di mascherine indossate che ti soffocano, ti spaccano il naso, ti solcano il viso, le mani secche screpolate dai saponi e dal lavarle venti vote al giorno, i turni interminabili, la sete, il non poter bere e come era bello buttare giù una bottiglia tutta d’un fiato una volta usciti, il sentirsi chiusi in una bolla surreale isolati dal resto dell’ospedale ma anche dal mondo intero come se si fossero creati degli universi paralleli dove il tempo scandito non bastava mai.
Ma abbiamo anche rimparato a prenderci cura l’uno dell’altro, controllandoci mille volte, guardandoci sempre indossare e levare correttamente i presidi, facendoci forza, cercando la calma per permettere ad ognuno di noi di non rompersi, per fare squadra, per chi arrivato da poco si è subito buttato e mai tirato indietro, per continuare a curare chi ne aveva bisogno.
Abbiamo sentito forte il calore e l’affetto della cittadinanza che con mille pensieri, cibo, acqua, dolci, pizze striscioni, ci hanno permesso di trascorrere meglio il tempo in quello che era diventata la nostra VERA casa.
Grazie per tutte le donazioni, per i racconti creati per noi e anche per le vostre semplici parole di conforto o i grazie che ci hanno fatto sentire meno soli quando eravamo barricati in ospedale.
Ci ricordiamo tutto, tutti ogni viso che abbiamo incontrato, siamo felici che molti li potremo rivedere tra poco, anche se con una mascherina sul viso e ad almeno un metro di distanza.
Purtroppo molti non sono riusciti ad arrivare alla fine di questa corsa, ma ce li portiamo con noi, come ogni paziente che siamo onorati di curare, perché prendersi cura delle persone sopratutto nella malattia per noi è un privilegio e nonostante tutto ci sentiamo fortunati.
I ricordi sono vividi, recenti, speriamo quindi che questi mesi che ci aspettano dopo il lock down, non ci riportino a rivivere il passato. Il convivere con il virus ci chiederà di ricreare il mondo e il nostro modo di vivere non potrà essere come conoscevamo fino a ieri.
Dipende da ognuno di noi, e sarà anche un po’ una frase fatta, ma nessuno davvero si salva da solo, è quello che abbiamo capito lavorando giorno dopo giorno gomito a gomito.
Per un po’ dovremmo stabilire nuove connessioni, tra noi e in tutto quello che facciamo, nuovi modi fantasiosi e tecnologici di superare i limiti che per la nostra salute vi chiediamo di cercare di rispettare.

LARA VEGNUTI

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