“La mamma sembra un panda”

“La mamma sembra un panda”

Oggi Koki ha commentato così al suo papà che gliela faceva vedere, questa foto di me al lavoro. Ero a meno di metà della mia vestizione, in una fase che mi consente ancora di mettere le mani sul telefono e di comunicare con casa mia.

Mi sono ripromessa più e più volte di non indulgere in un trend oramai comune (e divenuto sinceramente un po’ noioso, ma diffuso in tanti social-sanitari) di divulgazione delle attività di reparto (ai limiti della violazione di riservatezza e segretezza imposti dalla deontologia e dal contratto che abbiamo firmato con le nostre Aziende), di comunicazione di stati d’animo e bollettini “dal fronte”, di selfie in divisa e/o con le assurde vestizioni in cellophane che questa epidemia ci impone (selfie per altro vietati SEMPRE dalla deontologia e dalla legge). Leggi tutto ““La mamma sembra un panda””

Donning & doffing & dreaming

Non metto gli occhiali da vista perché mi manca solo un grado e mezzo, mi basta avvicinarmi un po’ per vedere i monitor… se non li ho sono sicuro che non si appanneranno!
Ma gli occhiali di protezione li devo indossare, e quelli sono antiappannanti. Forse non sono mai stati testati per 2 o 3 ore di utilizzo ininterrotto… nella maggior parte dei casi non si appannano ma con il calore corporeo si forma la condensa, tante piccole goccioline che si accumulano sull’interno degli occhiali di protezione che diventano gocciolone e poi scivolano giù, accumulandosi nella parte bassa degli occhiali. Provo a sorridere, pensando che sto guardando il mondo dal punto di vista di un raviolo al vapore del ristorante cinese… Leggi tutto “Donning & doffing & dreaming”

Un’emozione dietro una maschera da CPAP

La vedi lì, oltre il vetro della subintensiva. Una donna, potrebbe essere mia madre. 60 anni o poco più. Le abbiamo prescritto la CPAP perché l’ipossia era refrattaria all’ossigeno in maschera. Passo a vedere come sta. Ha imparato che non entriamo sempre nella stanza perché i presidi in nostra dotazione sono pochi, quindi misura la saturazione in autonomia. Esulta nel farci vedere che è 98. Le chiediamo tramite un foglio al vetro se fa difficoltà a respirare. Oggi è felice di risponderci di no. Leggi tutto “Un’emozione dietro una maschera da CPAP”

Non ci fermiamo. Mai.

E’ fine turno ormai, eppure nemmeno te ne accorgi più. In questo periodo non stacchi mai. Perché? Perché ogni giorno ti porti a casa il “fardello”, un peso misto di stanchezze e dubbi, ma soprattutto di paura. Hai lavorato per dodici ore di fila al letto dei malati di polmonite Covid-19 positivi ed esci dall’ospedale con addosso la paura di non essere stato abbastanza attento, anche perché forse i dispositivi di protezione individuale che ti vengono forniti non sono sufficienti. Temi pertanto di esserti infettato e di infettare chi a casa ti aspetta e ti ama. E che tu ami.
Ciononostante noi non ci fermiamo. Mai. Questo è il mio pensiero, e questo sarà uno dei ricordi più pregnanti che mi porterò dentro di tutta questa storia. Leggi tutto “Non ci fermiamo. Mai.”

Aspettando l’impatto di uno tsunami

Ogni mattina, Sabati e Domeniche comprese, la nostra “squadra” di Anestesisti ed Intensivisti si riunisce… scambiando i pensieri stanchi con idee fresche, creando posti che non ci sono, trovando soluzioni a problemi insormontabili… costruendo un piano che sappiamo, entro qualche ora, gioco forza fallirà e dovrà essere cambiato, di nuovo! Riprogettato ed ancora rilanciato. Come una scommessa.

Ci si scambiano le esperienze, il vissuto, quello che “ho imparato ieri”. Le paure.
Si cominciano a vedere conoscenti, colleghi, che mai avresti pensato di vedere là… Sull’ altra sponda del fiume, mentre arriva l’ onda di piena, e speri che questa non faccia danni. Leggi tutto “Aspettando l’impatto di uno tsunami”

Ora è proprio casa nostra nel pieno dell’incendio

Non so ancora bene cosa faccia più male, se vedere un così grande impegno umano e professionale che da scarsi risultati clinici, se vedere persone morire senza i propri cari accanto, se sentire i parenti di qualcuno spiegandogli come vada il proprio congiunto, o se stare in isolamento dai propri figli e dalle proprie famiglie…ho fatto numerose missioni umanitarie, ho vissuto situazioni simili…ma sempre con l’inconscia consapevolezza che sarei tornato a casa,dove tutto sarebbe stato più umano e “normale”. Ma ora che è proprio casa nostra nel pieno dell’incendio cambia tutto… Leggi tutto “Ora è proprio casa nostra nel pieno dell’incendio”

Sono fiero di essere un rianimatore

La prima cosa che vorrò fare al rientro di questa emergenza sarà riabbracciare la mia ragazza e la mia famiglia. Non le vedo da 20 giorni. Per non portare a casa questo schifo di virus ho preso una stanza in affitto alle spalle dell’ospedale […].

Una delle cose che stiamo imparando è il valore dell’amore, di un abbraccio, di un bacio, della famiglia. Troppo spesso stiamo accompagnando alla morte persone che avremmo voluto (e che in altri tempi avremmo potuto) curare per mancanza di risorse e per tenere posti letto intensivi per i malati più giovani o comunque con più possibilità di sopravvivenza. Leggi tutto “Sono fiero di essere un rianimatore”

Lettera dalla trincea (“Il Foglio”, 18 marzo 2020 )

L’espe­rien­za di un me­di­co dell’ospe­da­le Sac­co di Mi­la­no, tra i ma­la­ti do­ve è scom­par­so per­fi­no il la­men­to

DI AME­DEO CAPETTI*

Al di­ret­to­re – So­no un me­di­co del­la pri­ma di­vi­sio­ne di Ma­lat­tie in­fet­ti­ve dell’Ospe­da­le Lui­gi Sac­co di Mi­la­no, fi­no a ie­ri esper­to di te­ra­pia an­ti­re­tro­vi­ra­le con 650 pa­zien­ti sie­ro­po­si­ti­vi per Hiv, ca­ta­pul­ta­to poi co­me tut­ti in re­par­to Co­vid.

Og­gi ho un at­ti­mo di pau­sa e le scri­vo per con­di­vi­de­re i pen­sie­ri che mi af­fol­lava­no la te­sta que­sta mat­ti­na men­tre gui­da­vo per ve­ni­re in ospe­da­le.

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Oggi alle domande non voglio cercare risposta

Sono le 5 del mattino, sto per terminare l’ultima di 4 notti in Ria 1.
Fino a 10 giorni fa di Rianimazione ce n’era soltanto una. Ora sono diventate due e probabilmente ne aggiungeremo ancora.
Scrivo al PC della zona rossa, si respira poco, si suda molto. Muoversi nelle tute è complicato.
I monitor non suonano, ogni tanto qualche allarme dal ventilatore del letto 8, una donna di 70 anni circa, la prima paziente che sembra rispondere positivamente allo svezzamento. Tossisce.
In questo periodo è una rarità sentire uno dei nostri malati tossire. Quando tossiscono aumentiamo la sedazione, perchè si disadattano e precipitano dal punto di vista respiratorio. Leggi tutto “Oggi alle domande non voglio cercare risposta”