Non ci fermiamo. Mai.

E’ fine turno ormai, eppure nemmeno te ne accorgi più. In questo periodo non stacchi mai. Perché? Perché ogni giorno ti porti a casa il “fardello”, un peso misto di stanchezze e dubbi, ma soprattutto di paura. Hai lavorato per dodici ore di fila al letto dei malati di polmonite Covid-19 positivi ed esci dall’ospedale con addosso la paura di non essere stato abbastanza attento, anche perché forse i dispositivi di protezione individuale che ti vengono forniti non sono sufficienti. Temi pertanto di esserti infettato e di infettare chi a casa ti aspetta e ti ama. E che tu ami.
Ciononostante noi non ci fermiamo. Mai. Questo è il mio pensiero, e questo sarà uno dei ricordi più pregnanti che mi porterò dentro di tutta questa storia. La foto che allego sarà per me la testimonianza più emblematica di tutto questo.
L’amico e collega del turno di notte si presenta puntualissimo come al solito in Terapia Intensiva per darmi il cambio. Oltrepassa le porte zoppicando, aiutandosi con un paio di stampelle. Cosa è successo? Poco prima a casa è inciampato e si è slogato la caviglia che ora è gonfia e dolente. Non può appoggiare il piede. Eppure è lì, si presenta al lavoro perché sa che in questi giorni è impossibile trovare un cambio perché siamo già tutti al lavoro. Non c’è che lui disponibile per questa notte di guardia in Terapia Intensiva. E lui, malgrado la propria sofferenza, ci sarà.
Nonostante tutto amiamo il nostro lavoro ed è per questo che ci saremo sempre ed è per questo che, come ho già detto, non ci fermiamo. Mai.

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