“Ma la voce?”

Fino a due settimane fa, la maggior parte dei pazienti viveva o moriva, a prescindere dallo sforzo. Invece ora sembra esserci più tempo. Sicuramente l’esperienza si accumula, le indicazioni sono più sicure, le certezze sono maggiori.
Il paziente al letto 5 è stato tracheostomizzato cinque giorni fa. L’altra notte ho finalmente avuto un’interazione con una persona e non con un corpo. La prima percezione è stata: insofferenza. Mi domando subito: e ora? Sono mascherata, non può vedere il mio viso, leggere le mie espressioni. Spero non sia sordo!
Grazie al cielo non è sordo e mi capisce. Gli chiedo se sa dov’è, se si ricorda perché, se ha dolore e se fa fatica a respirare. Interazione ottima…ma c’è qualcosa che non torna nella sua espressione. Ha la bocca completamente asciutta. Un po’ d’acqua non si nega a nessuno! Chiedo se ha voglia di bere un pochino. Risposta affermativa! Tracheo a posto, cuffia giusta. Gli chiedo se ha mai bevuto. Risposta negativa. Facciamo un test! Ottimo: va tutto come dovrebbe andare. Mi chiede se può mangiare qualcosa. Purtroppo gli devo raccontare una mezza verità: è notte. Però gli prometto che il giorno dopo… Già…Speriamo!!
Poi mi chiede: ma la voce? Penso: COME MA LA VOCE?! Cinque giorni dalla tracheostomia, quattro giorni sveglio così e nessuno gli ha spiegato niente!? Mi veniva da piangere! Bravi a curare i corpi se “hanno la stoffa” e poi…?? Avendo a che fare così tanto con la morte, veramente ci siamo dimenticati come si manifesta la vita?! Ho tante domande, nessuna risposta, poche salde certezze.

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